domenica 8 luglio 2012

Commento al proemio di Boccaccio



Con il Proemio  Boccaccio vuole giustificare la stesura della sua opera, ed è per questo che egli afferma lo scopo con cui nasce il Decameron e il pubblico a cui esso è rivolto. La particolarità di queste cento novelle ,narrate per dieci giorni da sette donne e tre giovani ,è proprio il pubblico: le donne, più precisamente <<quelle che amano>>.
L’opera  vuole essere da conforto a coloro che trascorrono intere giornate nelle loro stanze e non possono distrarsi in nessuna maniera , a differenza degli uomini, dalle pene d’amore ; inoltre nelle novelle potranno trovare dei suggerimenti utili su come comportarsi in determinate occasioni.
I temi che vengono affrontati nel Decameron sono per lo più legati all’amore, una concezione dell’amore naturalistica ed è questo che fa di Boccaccio un pre-umanista, vengono narrate storie di amori felici e drammatici ma anche avventure. 
Nonostante l’opera non sia rivolta ad un pubblico colto,in quanto le donne erano escluse dagli studi, si  presenta con una forma elegante.
Un ruolo importante è dato dalla Fortuna, intesa come destino, che ha la capacità di cambiare il corso degli avvenimenti; l’autore si rivolge alle donne proprio per rimediare al peccato di quest’ultima . La Fortuna era già stata presente nella coscienza medievale ed è per questo che penso che sia stata un’ottima scelta quella di dare una grande importanza a questa forza imprevedibile che ha ancora tutt’oggi ha la sua validità.
Sicuramente un’altra caratteristica che mi ha colpito è la condizione della donna in quest’epoca, penso che in qualche maniera questi racconti potevano in qualche modo alleviare dolori e  dispiaceri di coloro  che erano  costrette a restare in casa e non potevano sfogare i loro sentimenti attraverso qualsiasi svago; anche se penso il punto sia un altro: perché la donna non poteva avere del tempo libero così come lo aveva lo stesso uomo? Nel tempo fortunatamente le cose sono “cambiate”, lo scrivo tra virgolette perché in realtà nonostante si sia arrivati ad una parità di diritti  non credo che la donna al giorno d’oggi abbia le stesse possibilità che vengono date agli uomini almeno per quanto riguarda il settore lavorativo.


domenica 29 gennaio 2012


Se penso al mio primo giorno di scuola, non posso fare a meno di pensare alla prima volta in cui ho messo piede nel mio attuale liceo.
I ricordi nonostante siano passati già tre anni, sono ancora nitidi.
Ricordo ancora l'agitazione e l'euforia del giorno prima. Ero completamente impaurita da quel nuovo mondo, quella nuova realtà.
Sono sempre stata ben determinata nel voler frequentare il liceo scientifico, forse per la consapevolezza di voler continuare il mio cammino con l’università.
La notte prima del fatidico giorno la passai ovviamente in bianco, come faccio d’altronde ogni volta che devo affrontare una giornata importante, memorabile.
La sveglia al mattino suonò rumorosamente, il più velocemente possibile mi preparai, per arrivare in orario. Entrai nell’auditorium della scuola, erano riuniti tutti lì i ragazzi che come me dovevano intraprendere un nuovo cammino.
L’immagine della preside si fece spazio tra di noi. Un caloroso benvenuto e cominciarono le lezioni.
“Ed ecco coloro con cui trascorrerò cinque anni della mia vita”, pensai.
Beh, dire che ero terrorizzata dal fatto che non conoscessi nessuno, è dire poco.
Ma il tempo di prendere posto, e subito cominciarono le presentazioni dei nuovi professori, chi appariva più severo,  chi più permissivo.
Tutti i miei compagni sembravano più sicuri di me, o forse anche loro cercavano semplicemente di nascondere quella terribile ansia.
La giornata trascorse regolarmente tra nuove conoscenze e vecchi ritrovi.
Ritornai  a casa entusiasta della mia nuova classe e sicura che insieme avremmo trascorso tanti bei momenti, e nonostante qualche incomprensione, che penso sia normale, ne sono ancora certa.

domenica 22 gennaio 2012


“Ci sono pomeriggi in cui” ecco la traccia del tema che mi terrà occupata questo pomeriggio.
Ogni pomeriggio è diverso, ma procede, almeno nel mio caso, secondo un preciso “ordine”:studio, cena, letto.
Detto così potrebbe sembrare che ogni pomeriggio sia monotono, spento.
Ma amo renderlo a modo mio diverso.
Ci sono pomeriggi in cui trascorro la maggior parte del tempo al telefono, mentre sembra che i libri mi guardino con aria minacciosa. Ma quando proprio non mi va, li ricambio con la stessa moneta: continuo a parlare senza curarmi del tempo che passa, e senza fare un discorso sensato, sto al telefono semplicemente perché mi va, o forse perché voglio trovare un attenuante al mio non studiare.
Ci sono pomeriggi in cui mi vedo con qualche mia amica, la maggior parte delle volte per divertirci, anche se amiamo usare la scusa del “ Studiamo insieme?”.
Alcune volte però, soprattutto se c’è da preparare un’interrogazione, non finiamo di studiare se non dopo cinque lunghissime ore e, quando ci impegniamo i risultati si vedono.
Ci sono pomeriggi in cui mi sento davvero bene, senza alcun motivo. E questo mio buon umore lo riverso nello studio. Fortunatamente mi capita spesso, e in questo modo anche le lunghe ore sui libri non sono poi così noiose.