domenica 29 gennaio 2012


Se penso al mio primo giorno di scuola, non posso fare a meno di pensare alla prima volta in cui ho messo piede nel mio attuale liceo.
I ricordi nonostante siano passati già tre anni, sono ancora nitidi.
Ricordo ancora l'agitazione e l'euforia del giorno prima. Ero completamente impaurita da quel nuovo mondo, quella nuova realtà.
Sono sempre stata ben determinata nel voler frequentare il liceo scientifico, forse per la consapevolezza di voler continuare il mio cammino con l’università.
La notte prima del fatidico giorno la passai ovviamente in bianco, come faccio d’altronde ogni volta che devo affrontare una giornata importante, memorabile.
La sveglia al mattino suonò rumorosamente, il più velocemente possibile mi preparai, per arrivare in orario. Entrai nell’auditorium della scuola, erano riuniti tutti lì i ragazzi che come me dovevano intraprendere un nuovo cammino.
L’immagine della preside si fece spazio tra di noi. Un caloroso benvenuto e cominciarono le lezioni.
“Ed ecco coloro con cui trascorrerò cinque anni della mia vita”, pensai.
Beh, dire che ero terrorizzata dal fatto che non conoscessi nessuno, è dire poco.
Ma il tempo di prendere posto, e subito cominciarono le presentazioni dei nuovi professori, chi appariva più severo,  chi più permissivo.
Tutti i miei compagni sembravano più sicuri di me, o forse anche loro cercavano semplicemente di nascondere quella terribile ansia.
La giornata trascorse regolarmente tra nuove conoscenze e vecchi ritrovi.
Ritornai  a casa entusiasta della mia nuova classe e sicura che insieme avremmo trascorso tanti bei momenti, e nonostante qualche incomprensione, che penso sia normale, ne sono ancora certa.

domenica 22 gennaio 2012


“Ci sono pomeriggi in cui” ecco la traccia del tema che mi terrà occupata questo pomeriggio.
Ogni pomeriggio è diverso, ma procede, almeno nel mio caso, secondo un preciso “ordine”:studio, cena, letto.
Detto così potrebbe sembrare che ogni pomeriggio sia monotono, spento.
Ma amo renderlo a modo mio diverso.
Ci sono pomeriggi in cui trascorro la maggior parte del tempo al telefono, mentre sembra che i libri mi guardino con aria minacciosa. Ma quando proprio non mi va, li ricambio con la stessa moneta: continuo a parlare senza curarmi del tempo che passa, e senza fare un discorso sensato, sto al telefono semplicemente perché mi va, o forse perché voglio trovare un attenuante al mio non studiare.
Ci sono pomeriggi in cui mi vedo con qualche mia amica, la maggior parte delle volte per divertirci, anche se amiamo usare la scusa del “ Studiamo insieme?”.
Alcune volte però, soprattutto se c’è da preparare un’interrogazione, non finiamo di studiare se non dopo cinque lunghissime ore e, quando ci impegniamo i risultati si vedono.
Ci sono pomeriggi in cui mi sento davvero bene, senza alcun motivo. E questo mio buon umore lo riverso nello studio. Fortunatamente mi capita spesso, e in questo modo anche le lunghe ore sui libri non sono poi così noiose.